La comunicazione, l'arte, l'estetica 

 

 

Saggio II 

 Luciano Severino

Era nuova contesto nuovo

 Il contesto per l'arte dei secoli XX e XXI

 

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Sciamanesimo

"Stregone" è un termine obsoleto che in passato era utilizzato per indicare l'operatore di medicina e di magia, oggi chiamato sciamano.

Sciamano o Uomo di medicina e di religionesciamanesimo è diffuso non soltanto presso le culture orali dell'Asia centrale, dell'America settentrionale e dell'Oceania, ma anche, pur esprimendo riserve, presso culture e religioni più strutturate, come la religione cinese e lo scintoismo giapponese. Lo sciamano, generalmente di sesso maschile, è essenzialmente un medium, un portavoce degli spiriti nel cui mondo entra al momento dell'iniziazione, durante il quale egli affronta numerose prove che dovrebbero indurre sogni e visioni. Questo primo, duplice riconoscimento – degli spiriti e della comunità – si completa con la formazione da parte di sciamani esperti. I principali compiti religiosi dello sciamano sono la guarigione e la divinazione, ottenute mediante la possessione spiritica o il trasferimento dell'anima dello sciamano fino al cielo o agli inferi. Esistono resoconti di resurrezioni miracolose operate da sciamani che, recandosi fino alla terra dei morti, ne riportano lo spirito del defunto. Inoltre, lo sciamano officia i riti di passaggio: propizia la stagione della caccia e svolge funzione di psicopompo guidando nell'aldilà le anime dei morti. Gli sciamani occupano una posizione sociale ed economica elevata, specialmente se diventano famosi come guaritori.
Numerosi sono i tentativi di spiegare il fenomeno degli sciamani e delle loro cure. Alcuni studiosi hanno istituito un parallelismo tra la guarigione sciamanica e la terapia psicoanalitica osservando che in entrambi i casi si producono simboli efficaci e terapeutici, che recano sollievo psicologico e fisiologico. Parecchi antropologi, rifiutando la teoria secondo cui gli sciamani sarebbero essenzialmente nevrotici e psicotici, hanno avanzato l'ipotesi che gli sciamani siano dotati di capacità cognitive superiori al resto della comunità. Lo
sciamanesimo è stato da altri interpretato semplicemente come anticipazione di un sistema religioso più organizzato o come tecnica per il raggiungimento dell'
(1).  

In realtà l'iconografia dello stregone ha causato secoli di confusione, suggerendo all'osservatore occidentale una visione distorta di una figura determinante all'interno della struttura sociale delle comunità indigene. Infatti la parola "stregone" richiama alla mente un'immagine a volte grottesca, che possiede ben poche connessioni con la realtà dei fatti; quando ciò accade gli aspetti materiali vengono enfatizzati al punto da porre in rilievo solo le caratteristiche più spettacolari, generalmente segnalate dall'abbigliamento, dall'apparato rituale, dai gesti. 

Ciò è dovuto all'abitudine tipica dell'uomo occidentale di collegare ogni realtà a lui insolita con un mondo fantastico, privo di concreti legami con la storia; lo stregone quindi, così come appare nel nostro immaginario, è il prodotto di una lettura irrazionale e sconclusionata delle informazioni, spesso anch'esse frutto di un'interpretazione arbitraria dei dati, provenienti dai primi viaggiatori ed esploratori occidentali. Uomini animati dallo spirito di avventura, nuovi eroi impegnati a "scoprire" altri Eden tra i "selvaggi". L'idea occidentale di "stregone" corrisponde quindi in realtà alla figura più concreta dello sciamano: un personaggio carismatico e importantissimo, intorno al quale si sviluppa l'universo magico e spirituale di intere comunità.

Non è facile dare una definizione scientifica e soprattutto organica dello sciamanismo, poiché all'interno di tale esperienza sono attive espressioni rituali e complessi simbolici molto articolati.

L'origine dello sciamanesimo

Il fenomeno dello sciamanismo ha un'origine riconducibile a un'area molto vasta che include l'Asia centrale e settentrionale, con possibili influenze di antiche culture dell'India; tale fenomeno, forse attraverso Sciti e Traci, si sarebbe esteso in forma spesso attenuata dalla Grecia all'Europa meridionale e sicuramente al mondo germanico. Infatti, intorno alla figura del dio germanico Odino è possibile rintracciare una serie di motivi che rimandano all'iniziazione sciamanica, rivelando sorprendenti connessioni con la ritualità tipica del medicine man (definizione recente per indicare lo sciamano).

Attualmente, tuttavia, gli studiosi non considerano lo sciamanismo un fenomeno religioso appartenente solo all'area indoeuropea, in quanto numerosi aspetti di tali esperienze rituali si trovano anche tra gli Indiani del Nord, del centro e sud America  e in molte tradizioni dell'Oceania. 

In linea generale, l'area originale dello sciamanismo è comunque costituita dalla Siberia e dall'Asia centrale; si tratta di una tradizione tipica delle popolazioni arcaiche e delle regioni artiche europee (Lapponi), che risulta aver in gran parte condizionato quella dell'America settentrionale e meridionale.

Uno scontro fra culture

Le informazioni più antiche sullo sciamanismo risalgono al XIII secolo e provengono dalle cronache di viaggiatori europei che si inoltrarono tra le popolazioni asiatiche e siberiane. Con i primi missionari lo scontro fu comunque meno doloroso di quello che invece contrassegnò l'attività evangelica in altri territori. Infatti lo sciamanismo, in quanto manifestazione con finalità soprattutto concrete, si propone come una pratica individuale, senza luoghi di culto, sacerdoti e liturgia, e risulta quindi un complesso rituale non condizionante per la religione dominante. Un'esperienza rintracciabile tanto tra i siberiani quanto tra gli australiani, tra i cinesi e gli indiani d'America, che se pur amalgamata alla cultura e alla religione di ciascuna popolazione, rivela un comune contesto magico-simbolico.

Da questo nucleo iniziale lo sciamanismo si è esteso anche ad altre aree. Di diversa entità è lo sciamanismo giapponese, che ancora oggi rivela una notevole diffusione; è più difficile identificare le connessioni cultuali tra il nucleo asiatico primitivo e le manifestazioni australiane e oceaniche.

Lo sciamano, uomo degli spiriti

Sfruttando la sua grande capacità di intessere un rapporto con le anime dei morti, lo sciamano diventa padrone di tecniche estatiche e divinatorie, capaci di renderlo superiore agli altri e padrone di metodi per dialogare con gli spiriti.

Il tutto non si riduce a una semplice pratica magica, ma risulta un'esperienza rivolta ad acquisire la forza dell'energia universale, il mana, attraverso una continua ricerca della conoscenza, iniziata forse quando la specie umana cercava ancora di definire la propria effettiva collocazione nella vastità del mondo che lo circondava. 

Attraverso le sue esperienze estatiche lo sciamano non solo ha la possibilità di entrare in contatto con gli spiriti buoni, ma può anche raggiungere gli inferi, accostandosi ai demoni, per conoscere la sorte delle anime dei morti.
Nell'insieme, il suo è un ruolo positivo, anche se in qualche caso, per esempio presso gli Jakuti, esistono "sciamani bianchi" e "sciamani neri": i primi capaci di intercedere con le divinità celesti, i secondi con i demoni.

Ma in generale prevale una figura ambigua di sciamano, che sembrerebbe avere identici rapporti con i due mondi, seppure, come detto, gli intenti primari dello sciamano, nel significato più comune del termine, siano diretti al bene della collettività. Infatti, shaman in tunguso significa "colui che è sconvolto, trascinato dagli spiriti", collegabile al sanscrito "sramana"; la vocazione dello sciamano è annunciata da manifestazioni soprannaturali (segni, apparizioni, presenze avvertite come concreta dimostrazione del futuro incarico dell' eletto), e oggi certe manifestazioni sono anche divenute oggetto di indagine psichiatrica. Lo sciamano non può rifiutare la propria vocazione e quindi il neosciamano deve superare difficili prove iniziatiche.

In seguito potrà avere al suo servizio degli animali-spiriti e usare il viaggio estatico (nell'oltretomba o in luoghi lontani) come strumento magico di divinazione. Egli è sempre indicato come un essere in possesso di poteri straordinari conferitigli dagli spiriti, che in genere usa positivamente.

Per lo svolgimento dei riti si avvale di una serie di oggetti e ornamenti dal forte valore simbolico, costituita da costumi, che spesso gli permettono di "trasformarsi" in animale, e strumenti magici (tamburo, reliquie, amuleti)(2).

 

(1)    Estasi, l' «uscire fuori di sé» (in greco ékstasis) che per molte tradizioni filosofiche e religiose indica lo stato di comunione o identificazione col divino raggiunto dall'individuo. Come frutto di esperienza mistica, l'estasi costituisce la tappa culminante di un processo che conduce a Dio attraverso il progressivo abbandono di ogni esperienza sensibile e intellettuale. Nella teologia cristiana patristica e scolastica l'estasi viene considerata ora come la forma più alta di contemplazione (Bernardo di Clairvaux, Ugo e Riccardo di San Vittore), ora come la condizione escatologica di deificazione cui tende l'intero creato, considerato neoplatonicamente nel suo processo di ritorno verso la quiete divina (Scoto Eriugena). La preparazione all'estasi da parte del singolo presuppone un rigoroso esercizio di purificazione morale; in alcuni autori è presente la convinzione che essa sia raggiungibile attraverso una congiunzione intima con il principio divino che abita nell'anima umana (la scintilla animae di Johannes Eckhart); in altri si insiste sulla gratuità della visione estatica, e si sottolinea il suo carattere di dono eccezionale da parte di Dio (Agostino, Confessiones, IX). Nella filosofia contemporanea il termine è usato da M. Heidegger per indicare le tre dimensioni del tempo (Essere e tempo, par. 65), in quanto la temporalità è l'essere «fuori di sé» (proiettato verso il mondo presente, o verso il passato e il futuro) dell'«esserci», cioè dell'uomo.

(2)   dal libro di Massimo Centini: "Le streghe nel mondo", De Vecchi Editore - Settembre 2002